p 33 .

Paragrafo 2 . La concezione materialistica della storia.

     

Introduzione.

La prassi che ha prodotto il mondo in cui l'uomo vive, e che gli offre
gli  oggetti della certezza sensibile, coincide - per Marx ed Engels
-  con  la  storia. Una storia che  il frutto esclusivo delle  azioni
degli uomini.
     La storia degli uomini  progresso e storia universale.
     La   questione,  quindi,    meno  semplice  di  quanto   potesse
sembrare:  dopo  avere insistito sugli individui reali  e  sulle  loro
azioni,  Marx ed Engels si trovano costretti a usare alcune  categorie
del   tradizionale   linguaggio  filosofico,   quali   progresso   e
universale,   indispensabili  per   poter   condurre   un   discorso
scientifico.

Il progresso.
     
Nella   filosofia  moderna  abbiamo  incontrato  due  concezioni   del
progresso:  quella  che  si  afferma  nell'empirismo  e  si   sviluppa
nell'illuminismo e nel positivismo

p 34 .

(progresso   scientifico,  tecnico  e,  di  conseguenza,  politico   e
sociale); quella hegeliana per cui la storia  il progressivo  ritorno
in  s  dello  Spirito (avvicinabile alla concezione  cristiana  della
storia come attuazione di un progetto della Provvidenza).
     Marx  ed  Engels  fanno  propria la concezione  dell'empirismo  e
dell'illuminismo:  La schiavit essi scrivono non  si  pu  abolire
senza  la macchina a vapore e la Mule-Jenny, n la servit della gleba
senza  un'agricoltura  migliorata, [...] in generale  non  si  possono
liberare gli uomini finch essi non sono in grado di prodursi  cibo  e
bevanda, abitazione e vestiario in qualit e quantit completa(22).
     Il  progresso  tecnico   - fuori di ogni dubbio  -  strumento  e
condizione  della  liberazione dell'uomo  dalle  differenti  forme  di
schiavit  che  caratterizzano la sua esistenza: prima  fra  tutte  la
dipendenza  dai  bisogni  primari (cibo, abitazione  e  vestiario),  e
quindi dal lavoro necessario per soddisfarli.
     
La divisione del lavoro e i modi di produzione.
     
La storia dell'uomo non , quindi, scandita da tappe ideali, bens dai
vari momenti del progresso tecnico, o, come dicono Marx ed Engels, dai
vari  modi  di  produzione delle merci, cio  da  come  la  tecnica  
applicata nei processi reali.(23)
     Alla base dei differenti modi di produzione sta la divisione  del
lavoro  con  le  varie  forme in cui essa si  attua.(24)  La  prima  e
fondamentale forma di divisione del lavoro  quella fra detentori  dei
mezzi di produzione e detentori della forza-lavoro (forze produttive):
cio  fra  chi  possiede gli strumenti per produrre le merci  (sia  la
terra,  sia gli utensili veri e propri) e chi lavora con la  sua  sola
forza  alla  produzione delle merci, utilizzando gli strumenti  di  un
altro.
     Un'altra  forma importante di divisione del lavoro   quella  fra
lavoro  manuale e lavoro intellettuale: questa divisione  si  sviluppa
con  la separazione della citt dalla campagna: l'organizzazione della
citt  implica  una serie di funzioni non direttamente  produttive  di
merci  (amministrazione, polizia, imposte, eccetera: in una parola  la
politica, cio la gestione della plis).(25)
     
     p 35 .
     
     Mentre   il   modo  di  produzione  all'interno  della  propriet
fondiaria    fondato sulla servit, nelle citt,  accanto  al  lavoro
intellettuale, si sviluppa anche un nuovo modo di produzione, autonomo
e  separato dalla propriet fondiaria: le botteghe artigiane e le loro
associazioni (corporazioni). Accanto al maestro, possessore dei  mezzi
di   produzione,  troviamo  uno  stuolo  di  lavoratori  che  giungono
isolatamente dalle campagne, che vengono sottomessi dagli artigiani, e
pagati  a  giornata (salario). La massa dei salariati  costituisce  la
plebe urbana.(26)
     In  un  primo momento gli artigiani commercializzano direttamente
i propri prodotti; ma ben presto si assiste a una ulteriore estensione
della  divisione del lavoro, grazie alla separazione fra produzione  e
relazioni   commerciali,   alle   quali   si   dedicano   appunto    i
commercianti.(27)
     Il  commercio  mette  in  relazione fra  loro  differenti  realt
locali e favorisce quindi la specializzazione dei diversi centri nella
produzione di merci particolari.
     In  Italia  e  in  Fiandra  fiorirono le prime  manifatture,  che
poterono   svilupparsi   grazie   a  un   mercato   internazionale   e
specializzarsi  in  determinati settori produttivi grazie  all'uso  di
macchine - seppure rudimentali - e all'applicazione di tecniche sempre
nuove. Un tipico esempio di questo processo  l'industria tessile: La
tessitura  che  fino allora era esercitata in campagna  dai  contadini
come  attivit secondaria, per procurarsi il vestiario occorrente,  fu
il  primo  lavoro  che in seguito all'estensione  del  commercio  ebbe
impulso  e ulteriore sviluppo. La tessitura fu la prima manifattura  e
rest la principale.(28)
     Nella  manifattura si realizza una nuova forma di  organizzazione
del  lavoro: dal rapporto fra datore di lavoro e lavoratore scompaiono
tutte  le  forme di paternalismo che erano presenti nel  rapporto  fra
maestro  e garzoni nelle corporazioni artigiane; ora fra lavoratore  e
capitalista  vige  solo un rapporto di denaro: il denaro  con  cui  il
capitalista paga la forza-lavoro dell'operaio.(29)
     
La classe.
     
Ciascun  individuo partecipa ai rapporti di produzione come individuo,
ma   le   relazioni  determinate  dalla  produzione  delle  merci   si
riferiscono  a  gruppi di individui, quali i proprietari  terrieri,  i
servi,  gli artigiani, i capitalisti, gli operai. Ciascuno  di  questi
gruppi costituisce una classe.
     Per  Marx  ed  Engels  la  classe  definita  esclusivamente  dai
rapporti di produzione: Gli individui hanno sempre preso le mosse  da
se  stessi, ma naturalmente da s nell'ambito delle loro condizioni  e
situazioni  storiche,  non  dal  "puro"  individuo  nel  senso   degli
ideologi.  Ma  nel corso dello sviluppo storico, e proprio  attraverso
l'indipendenza inevitabile che entro la divisone del lavoro acquistano
i rapporti
     
     p 36 .
     
     sociali,  emerge una differenza fra la vita di ciascun  individuo
in  quanto  essa  personale, e in quanto  assunta sotto  un  qualche
ramo di lavoro e sotto le condizioni relative(30). In altre parole, i
rapporti    sociali   -   che   scaturiscono   dalla    divisione    e
dall'organizzazione  del  lavoro  - hanno  regole  relative  a  gruppi
(classi)  e  non a individui: ciascun individuo, pur non  perdendo  le
proprie   caratteristiche  di  persona,  all'interno   della   societ
appartiene necessariamente a una classe.
     La   storia  dell'uomo,  dal  momento  che  ciascun  uomo  agisce
all'interno  di  determinati rapporti sociali e di produzione,  non  
storia  di  individui, di popoli (o del loro Spirito),  ma  storia  di
classi sociali.
     Se  si  considera che la relazione fra le classi    conflittuale
(proprietari  terrieri  e servi, artigiani e  garzoni,  capitalisti  e
operai),  la storia dell'uomo ci apparir come storia della lotta  fra
le  classi. La storia di ogni societ esistita fino a questo momento,
  storia di lotte di classe: con queste parole inizia la prima parte
(Borghesi e proletari) del Manifesto del Partito comunista(31).

La dialettica.
     
Ed  ecco  che  nella  concezione  marxiana  della  storia  compare  un
importante elemento di origine hegeliana: la dialettica.
     La   lotta   fra  le  classi  ha  determinato  nella  storia   un
susseguirsi  di  classi  egemoni: ad esempio,  nel  Medioevo  e  nella
societ  feudale  il dominio di classe  nelle mani  dell'aristocrazia
terriera,  ma  dai  servi della gleba del Medioevo  sorse  il  popolo
minuto  delle  prime citt; da questo popolo minuto si svilupparono  i
primi  elementi della borghesia, finch la borghesia - al termine  di
un lungo processo di formazione - ha distrutto tutte le condizioni di
vita  feudali,  ha  conquistato il potere politico  e  nelle  societ
industrializzate  diventata classe egemone.(32)
     Da  questa descrizione schematica e sommaria del procedere  della
storia  emergono due elementi: prima di essere in grado di sostituirsi
alla  classe  egemone, la classe subalterna segue un proprio  sviluppo
interno;  gli  strumenti di dominio della classe egemone  non  vengono
distrutti  quando  questa   costretta a cedere  il  potere  politico:
l'apparato statale (esercito, tribunali, fisco, eccetera) -  anche  se
modificato - passa, ad esempio, dalle mani dell'aristocrazia a  quelle
della borghesia.
     L'evoluzione  interna di ciascuna classe  -  come  la  storia  di
ciascuno  stato,  di ogni civilt, di ogni forma di produzione  -  non
avviene  in maniera lineare, bens conflittuale, attraverso una  serie
di  superamenti che non sono una totale cancellazione  del  passato:
Il  feudalesimo non fu affatto portato bello e pronto dalla Germania,
ma   ebbe   origine,  durante  la  conquista  stessa,  da  parte   dei
conquistatori nell'organizzazione militare dell'esercito, e questa  si
svilupp  in  vero e proprio feudalesimo soltanto dopo  la  conquista,
sotto   l'effetto   delle  forze  produttive  incontrate   nei   paesi
conquistati(33). In altre parole, il feudalesimo sintetizza e  unisce
in  s  l'organizzazione militare delle popolazioni  germaniche  e  la
struttura  produttiva (la villa) dell'agricoltura romana.  Come  nella
dialettica hegeliana la tesi genera da s la propria antitesi
     
     p 37 .
     
     e  gli  opposti  (tesi e antitesi) danno vita  alla  sintesi  che
accoglie  in  s,  trasformati, sia elementi della tesi  sia  elementi
dell'antitesi,  cos nella storia dell'umanit ogni situazione  genera
al  proprio interno la contraddizione (una antitesi che le si oppone),
dal cui superamento scaturisce il progredire della storia.
     Elementi  della  tesi,  quindi, possono  sopravvivere  anche  per
secoli  nella  sintesi, uniti a quelli dell'antitesi. Se  consideriamo
ancora, ad esempio, il rapporto fra Romani e barbari e la nascita  del
feudalesimo, non si pu certo dire - si legge nell'Ideologia tedesca -
che  i  barbari  prendono l'Impero romano, e con il fatto  di  questo
prendere spiegare il passaggio dal mondo antico al feudalesimo;  se
guardiamo  con  attenzione  a  questo  prendere  vediamo  che  quasi
dappertutto nel tempo che segu le invasioni barbariche, il servo era
il signore e i conquistatori accettarono prestissimo lingua, cultura e
costumi dei conquistati.(34)
     Questo  sviluppo  scrivono  Marx ed  Engels  procede  per  via
naturale,  ossia non  subordinato a un piano complessivo di individui
liberamente associati; esso muove da diverse localit, trib, nazioni,
branche  di  lavoro,  eccetera, ciascuna  delle  quali  all'inizio  si
sviluppa indipendentemente dalle altre e non entra che a poco  a  poco
in collegamento con le altre(35).
     E'  da  sottolineare il carattere naturale e  oggettivo  che  per
Marx ed Engels ha lo sviluppo della storia: ad esso sono estranei  gli
individui,  sia  nella veste di eroe solitario,  sia  nella  veste  di
popoli che incarnano lo Spirito. La razionalit della storia,  con
la  sua  dialettica,  immanente alla realt materiale  dei  mezzi  di
produzione  e  delle forze produttive. Non c' alcuna  astuzia  della
Ragione.
     
Struttura e sovrastruttura.
     
Il  materialismo di Marx ed Engels - e la conseguente concezione della
storia  -  non   comunque riconducibile al meccanicismo  che  si  era
andato affermando fra gli illuministi. Pur escludendo che la storia si
fondi  su (sia cio determinata da) una qualsiasi forma di progetto  e
intervento soggettivo (ad opera degli uomini come individui o  di  Dio
come  Provvidenza), gli uomini sono i protagonisti della loro  storia:
lo  sono in quanto classi. E, come abbiamo visto, la classe non   una
libera e volontaria associazione di individui, bens  determinata dai
rapporti di produzione, che costituiscono la vera base materiale -  la
struttura - che muove la storia.
     Gli  individui che appartengono a una classe non sono,  comunque,
solo  forze  produttive (proletari o borghesi, ad esempio),  ma  hanno
anche  una  loro  realt spirituale, un loro modo di  pensare  e  di
vedere il mondo. Queste attivit spirituali trovano espressione  nelle
diverse  forme  di filosofia, di religione, di cultura,  di  arte,  di
diritto,  di  organizzazione statale, eccetera, che si sono  succedute
nella  storia.  L'insieme delle attivit spirituali degli  uomini  
chiamato da Marx ed Engels sovrastruttura.
     Le  radici  della sovrastruttura affondano comunque sempre  nella
struttura
     
     p 38 .
     
     economica:  il  modo di pensare degli uomini    determinato  dai
modi di produzione.
     Anche  questo rapporto, per, non deve essere inteso  in  maniera
meccanica  e  deterministica. Il cambiamento dei modi di  produrre  le
merci  non   un fatto improvviso - come abbiamo visto per la  nascita
del  feudalesimo  - n tantomeno produce un repentino cambiamento  nel
modo  di  pensare:  la cultura romana (con la sua  lingua,  con  molti
elementi  del  suo  diritto,  con la sua  nuova  religione  cristiana)
sopravvive chiaramente nella societ feudale. E certi suoi  aspetti  -
ad   esempio   il  cristianesimo  -  diventano  addirittura   elementi
indispensabili alla nuova struttura economica dell'Impero feudale  che
 sacro e romano.
     Gli  aspetti sovrastrutturali, infatti, giocano molto  spesso  un
ruolo   importantissimo  nei  cambiamenti  strutturali   (cio   nelle
rivoluzioni  economiche o politiche): si pensi al  contributo  che  ha
dato la scienza moderna alla Rivoluzione industriale.
     Pertanto  anche  il  rapporto  struttura-sovrastruttura  non  pu
essere  inteso in maniera puramente meccanica (la struttura  determina
la  sovrastruttura secondo il principio di causalit), ma deve  essere
visto in maniera dialettica.
     Il  punto di vista di Marx su questo rapporto  illustrato da lui
stesso  nella  Prefazione  del  1857 a Per  la  critica  dell'economia
politica:  Nella produzione sociale della loro esistenza, gli  uomini
entrano  in  rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla  loro
volont,  in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato
grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. [...] Il modo
di  produzione  della  vita  materiale  condiziona,  in  generale,  il
processo sociale, politico e spirituale della vita. Non  la coscienza
degli  uomini che determina il loro essere, ma, al contrario, il  loro
essere sociale che determina la loro coscienza(36).
     Siccome,  all'interno  dello  stesso marxismo,  andava  prendendo
corpo  una  interpretazione di tipo meccanicistico  del  rapporto  fra
struttura  e  sovrastruttura, Engels, nel 1895, sent  il  bisogno  di
tornare  su questo problema e di chiarire che gli avvenimenti politici
sono   determinati   in   ultima  istanza   dai   fattori   economici:
l'espressione  di  Engels,  come  la  specificazione  di   Marx   (in
generale)  esclude un rapporto meccanico e immediato fra struttura  e
sovrastruttura, e lascia intravedere una relazione complessa  e  molto
articolata,  di  tipo dialettico, in cui anche la  sovrastruttura  pu
influenzare e modificare la struttura.(37)
     
     p 39 .
     
     Il   rapporto  fra  struttura  e  sovrastruttura  ,  quindi,  un
rapporto   dialettico.  Per  questo  strumento  logico  -   essenziale
all'interno della filosofia marxiana - Marx  ampiamente debitore  nei
confronti   di  Hegel:  la  dialettica  marxiana    il  rovesciamento
(l'opposto) di quella hegeliana, ma l'oggetto da rovesciare  dato
da  Hegel.(38)  Lo  stesso  Marx, del  resto,  riconosce  che  la  sua
filosofia  deve  molto  al pensiero di Hegel: Ho  criticato  il  lato
mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent'anni  fa,  quando
era  ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo  il  primo
volume  del  Capitale  i molesti, presuntuosi e mediocri  epigoni  che
dominano  nella Germania clta si compiacevano di trattare Hegel  come
ai  tempi  di Lessing il bravo Moses Mendelssohn trattava lo  Spinoza:
come un "cane morto". Perci mi sono professato apertamente scolaro di
quel  grande  pensatore e ho perfino civettato qua e l, nel  capitolo
sulla  teoria  del  valore,  con  il modo  di  esprimersi  che  gli  
peculiare.  La mistificazione alla quale soggiace la dialettica  nelle
mani di Hegel non toglie in nessun modo che egli sia stato il primo ad
esporre  ampiamente e consapevolmente le forme generali del  movimento
della  dialettica stessa. In lui essa  capovolta. Bisogna rovesciarla
per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico(39).

Fra Hegel e l'illuminismo.
     
Sulla  soglia della scienza, come sulla porta dell'inferno,  si  deve
porre questo ammonimento:
     
"Qui si convien lasciare ogni sospetto;
ogni vilt convien che qui sia morta"(40).
     
     L'invito di Marx - attraverso le parole di Dante - ricorda  molto
da  vicino  il  sapere aude (osa conoscere) che secondo  Kant    il
simbolo dell'illuminismo.(41)
     Ed    infatti quasi illimitata la fiducia di Marx nella  ragione
umana e nella sua capacit di leggere in termini scientifici tutta  la
realt:  non  solo  l'economia e la storia,  ma  anche  la  produzione
spirituale  degli  uomini, il diritto, la filosofia,  la  religione  e
l'arte  possono  svelare  la loro vera natura a  un'indagine  condotta
scientificamente.(42)
     
     p 40 .
     
     Ma  la  scienza di cui parla Marx si differenzia da quella  degli
illuministi, ha una dimensione pi filosofica, trascende  il  sapere
matematico (applicato ampiamente da Marx nell'analisi economica) e  si
ripropone  come  elemento unificante di tutte le conoscenze  che  sono
ricondotte  - esattamente come aveva fatto Hegel - all'interno  di  un
sistema.
     In  questa  prospettiva la concezione marxiana della  scienza  si
differenzia molto da quella dei positivisti. Nel positivismo il  ruolo
egemone   del  metodo  fisico-matematico,  basato  sul  principio   di
causalit,  nega la contraddizione, il conflitto che - come  sosteneva
Eraclito  -  di  tutte  le  cose  padre,  e  si  presenta  cos  come
giustificazione scientifica della realt e del suo  fluire  lineare,
di  causa  in  causa e di effetto in effetto (la fisica  sociale  di
Comte)(43). Per Marx, come abbiamo gi accennato, la contraddizione  
il  motore  della realt, esattamente come aveva sostenuto  Hegel.  La
scienza di Marx - come quella di Hegel - si fonda sulla contraddizione
e  sulla  dialettica;  ma  - a differenza di quella  hegeliana  -  non
presuppone  l'esistenza di un Tutto unitario (l'Idea)  che  attraverso
una  serie di scissioni (i passaggi dall'in s al per s) d  vita  al
molteplice,  per  poi  riconquistare l'unit: per  Marx  il  punto  di
partenza   il massimo della molteplicit (come gli atomi di Democrito
e  di  Epicuro)(44):  i  singoli  individui  che  progressivamente  si
aggregano in varie forme di associazioni e di societ, per arrivare  -
con  percorsi  diversi  a  seconda  delle  diverse  localit,  trib,
nazioni, branche di lavoro, eccetera(45), - a un collegamento  sempre
pi stretto, a una sintesi unitaria che - nella storia dell'umanit  -
sar rappresentata dal comunismo.
